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VILLA TINA: MONUMENTO NAZIONALE DI VIAREGGIO

Ed eccoci di nuovo qui a parlare di case, case meravigliose che ci fanno rivivere atmosfere di un tempo ormai passato Oggi, con l’aiuto dell’amica Cinzia Donati, vi parlo di Villa Tina, uno dei gioielli Liberty di Viareggio.

Cinzia, Cinzia, giornalista e blogger, appassionata di interviste e di dettagli di dimore storiche, scrittrice, pittrice, fotografa ed infine autrice del blog la stanza delle torture. Insomma, una persona eclettica, gioviale e molto simpatica.

Costruzione di Villa Tina

Villa Tina fu realizzata nel 1928 dall’Architetto fiorentino Mario Padovani su commissione del Cavalier Lorenzo Manetti, noto farmacista dell’epoca.

Manetti commissiona al Padovani una Villa per la villeggiatura della famiglia e degli amici.

Padovani realizza un imponente edificio all’angolo di due strade, Via Saffi e viale Carducci, in stile “Revival eclettico” uno stile architettonico molto in voga fra l’aristocrazia del tempo.

Sia la struttura esterna che le finiture interne seguono questo stile a metà fra il neoclassico ed il rinascimentale. Gli interni sono ricchi di decori, stucchi, gesso dipinto, marmi pregiati, gress e mosaici per i pavimenti, oltre al ferro battuto dalle linee curve e fitomorfe, legni intarsiati, vetri soffiati utilizzati per le decorazioni.

Tutto questo rende Villa Tina uno degli edifici più sfarzosi di Viareggio,in quell’epoca furono diversi i nobile che fecero costruire a Viareggio la loro casa di villeggiatura.

Al suo completamento la Villa si presenta composta da 20 stanze, oltre agli spazi riservati alla servitù come il seminterrato e la mansarda.

Entrando nella Villa si accede ad un sontuoso salone di ingresso ed annuncia una lussuosa scala in marmo bianco che contrasta col nero del ferro battuto dell’incantevole ringhiera riccamente lavorata.

Oltrepassato l’ingresso si arriva in una sala da pranzo, rivestita in legno, con pavimenti in mosaico ricca di stucchi ornamentali, sul soffitto uno splendido lucernaio in vetro ed ottone che da luce alla stanza. Attorno alla sala da pranzo si aprono diversi salottini e fumerie oltre ad una stanza quadrata composta da due pareti ad angolo completamente in vetro dipinto. Queste vetrate sono considerate il fiore all’occhiello della carriera del Padovani

L’arredamento è composto da eleganti vetrinette, salottini rococò, mobili di pregio, pannelli dipinti e lampadari in vetro soffiato di murano.

Al piano superiore si trovano le stanze da letto.

Purtroppo il Cavaliere Manetti, non riuscì a godersi molto questa sua dimora di vacanza perché l’anno successivo muore e la Villa passa agli eredi

Stile Revival eclettico

Il revivalismo nell’architettura è un modello architettonico nuovo ispirato a modelli passati. Il revival eclettico è uno stile misto che mescola appunto duo o più stili.

Per quanto riguarda Villa Tina è un mix fra l’architettura futurista tipica del ventennio fascista e un’architettura neoclassica, di questa reminiscenza passata si notano le colonne, le fasce marcapiano, gli archi si uniscono alle vetrate con decorazioni floreali tipiche dello stile liberty.

Lo stile liberty è quel movimento artistico e filosofico che ebbe la massima diffusione nella Belle Epoque, era caratterizzato da decorazioni stilizzate della natura, fiori insetti, conchiglie ecc.

Origine del nome “Villa Tina”

A seguito della morte del Cavalier Manetti, la Villa passa dapprima alla moglie e successivamente alla figlia adottiva e ad altri eredi che nel 1943 la vendono a Fausto Tiberto.

Tiberto, industriale milanese di origini fiorentine, acquista la Villa su pressione della moglie che per paura che il marito sperperi il suo patrimonio a favore dell’amante lo obbliga ad acquistare quella villa al costo di ben 2 milioni di lire (cifra astronomica per l’epoca).

Dopo l’acquisto il Tiberto intitola la Villa alla moglie Ernestina detta Tina.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale danneggiano in parte la villa, ma appena terminata Fausto Tiberto provvede a farla ristrutturare.

Dopo la sua dipartita la casa viene ereditata dalle figlie che nel 1963, per far fronte ai debiti lasciati dal padre, vendono alla famiglia Pardini.

Villa Tina diventa un hotel

La famiglia Pardini, appena rilevata, decide di chiedere la trasformazione da Residenza privata ad Hotel ed ampliano la struttura alzandola di un piano.

Questa sopraelevazione, purtroppo, va ad incidere in modo pesante sulla struttura originale.

Gli interni subiscono numerose modifiche a partire da alcuni salottini e fumoir adiacenti alla sala da pranzo che vengono trasformati in camere per gli ospiti. Inoltre viene eliminato il lucernaio della sala da pranzo e parte della vetrata è stata sostituita dalla muratura del vano ascensore.

Dopo appena dieci anni, nel 1973 Villa Tina cambia nuovamente proprietario e passa a Renzo Danesi di Bagni di Lucca che la fa gestire da un fratello emigrato in Inghilterra poi, nel 1998 la gestione passa alle figlie di Renzo che ne curano il restauro e la manutenzione di tutti gli oggetti di arredo, decorazioni, vetrate e lampadari originali dell’epoca di costruzione.

La villa è stata dichiarata monumento Nazionale.

Attualmente mantiene la destinazione di struttura ricettiva “Boutique Hotel” , affaccia sul lungomare viareggino ed unisce un’atmosfera famigliare al fascino della villa d’epoca.

Eccoci qua… anche per oggi è tutto, spero che l’argomento sia stato di vostro interesse. Tutte le foto pubblicate nell’articolo sono a cura di Cinzia Donati.

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Barbara Togni

in questo blog unisco due passioni, il mio passato da agente immobiliare, che oltre ad essere una professione per me era “passione pura”, con quella per la scrittura

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