coronavirus case inadeguate

CORONAVIRUS: CASE INADEGUATE

Dall’entrata in vigore del decreto “Io resto a casa” spesso mi sono trovata a pensare a quanto siano inadeguate molte delle nostre case in questo periodo di Coronavirus.

Ho pensato molto a chi ha dei bambini piccoli e a chi ha contratto la malattia e viene messo in isolamento al proprio domicilio a contatto con i suoi famigliari.

Molte delle nostre abitazioni sono inadeguate, le “micro abitazioni” moderne, seppur super accessoriate, in questo periodo storico si rivelano inadatte alla vita di coppia o di famiglia.

Dimensioni sempre più ridotte

Ho iniziato a lavorare in agenzia immobiliare nel lontano 1997, erano da poco passati i due condoni edilizi del 1985 e del 1994 con i quali qualsiasi tipo di immobile che avesse parvenze abitative era stato condonato.

Ricordo ancora la sensazione strana che provavo le prime volte che entravo negli appartamenti “moderni”, io che vivevo in una casa colonica con grandi spazi sia esterni che interni e stanze alte 3 metri e cinquanta.

Quando entrai per la prima volta in un appartamento ricavato dalle cantine con un’altezza di 2,30 metri (regolarmente condonato) mi sembrava di soffocare. Così come quando entravo in case senza cucina o con stanze da letto più piccole del mio bagno non riuscivo a capire come si potesse vivere in quelle case.

Le nuove costruzioni iniziavano a ridurre al minimo gli spazi vitali ed il sogno italiano ebbe il suo massimo exploit.

Se negli anni ’50 – ’60 gli appartamenti avevano dimensioni notevoli, spesso superavano i 100 mq, con grandi ingressi, salone, cucina e tinello, corridoi della zona notte con due o tre grandi camere (anche di 25-30 mq) ed un bagno, oltre a balcone o terrazzo, negli anni ’90 tutto quello spazio sembrava sprecato.

Le dimensioni e le altezze si ridussero notevolmente.

Nelle nuove costruzioni l’altezza si abbassò dapprima a 2,85 metri, poi a 2,70.

I primi a farne le spese furono gli ingressi, “spazi sprecati” così li definivano i costruttori, e da allora si entra direttamente nel soggiorno.

Poi a farne le spese fu cucina che divenne un’angolo cottura (solo in rari casi si trova una nicchia) annesso al soggiorno. In quegli anni avere la cucina non era alla moda.

Ricordo ancora i discorsi che faceva la maggior parte delle persone: “La cucina a cosa serve? tanto non abbiamo più il tempo di cucinare” -risatina collettiva- oppure: “Perché c’è ancora gente che cucina? Coi surgelati ed il microonde si fa tutto senza bisogno di cucina“.

Oppure i costruttori quando trovavano qualcuno che faceva obiezione sulla mancanza di cucina: “Vuole la cucina? Ma non è più di moda”.

Non fu facile per me abituarmi a questi nuovi modi di costruire, io che avevo una cucina di sedici metri quadrati e mi sembrava piccola.

Le stanze da letto si ridussero notevolmente, “tanto ci si deve solo dormire”, la matrimoniale si è ridotta a 14 metri quadrati e la singola a 9 metri. Spesso si trovavano camere singole di dimensioni inferiori accatastate come studio, ma adibite a stanza da letto.

Un appartamento con due camere da letto in pochi anni è passato da un centinaio di metri a poco più di quaranta. Lima di qua, gratta di là e in pochi anni sono spariti 60 metri quadrati, però i nuovi appartamenti avevano due bagni, “Per non fare la fila al mattino.

Per non parlare di mono e bilocali che raggiungevano dimensioni rispettivamente di 28 e 38 metri bagno compreso.

Come ben sapete il monolocale è un unica stanza con una zona cottura e bagno. Il bilocale invece è composto da due stanze, una adibita a zona giorno ed una camera da letto.

Questo è il quadro generale delle nostre abitazioni, dove i costruttori hanno speculato al massimo costruendo il maggior numero di appartamenti in un piccolo appezzamento di terreno. Ci hanno convinti che lo spazio era diventato inutile. Loro si arricchivano e noi ci stringevamo.

Ai tempi del coronavirus

Se fino a mesduei fa tutto questo era considerato normale e non ci eravamo accorti che alla fine lo spazio era importante e la nostra vita era svolta per la maggior parte del tempo fuori casa, ora la cosa non è più così. Da più fronti leggo di disagi legati allo stare in casa ed allo spazio insufficiente.

Il decreto “io resto a casa”, col quale il governo ha cercato di limitare i contagi di covid-19, ha limitato le nostre attività all’aperto consentendo gli spostamenti solo ai fini lavorativi (per quei lavori ritenuti indispensabili) e per approvvigionamento alimentare e farmacologico.

Le nostre abitudini sono bruscamente cambiate, se prima si rientrava a casa solo la sera, ora siamo costretti a stare in casa tutto il giorno e vivere in un appartamento troppo piccolo diventa difficile.

Se prima, molte persone erano abituate a fare colazione al bar, pranzo in mensa ed utilizzavano l’angolo cottura per un insalata veloce alla sera, ora tutti i pasti vanno consumati in casa, molte donne si sono riscoperte cuoche o pasticcere e l’angolo cottura è diventato insufficiente.

Per chi ha dei figlioli, magari di età diversa, la situazione è ancora più difficile. Condividere un piccolo spazio in diverse persone, anche se appartenenti alla stessa famiglia ed unite da amore puro come quello che lega genitori e figli, diventa spesso motivo di conflittualità.

I bambini costretti in casa diventano noiosi, frignano, gli adolescenti vogliono il loro spazio, vogliono stare soli a giocare o ad ascoltare musica, gli adulti costretti alla smart working non hanno uno spazio adeguato per lavorare e lo stress aumenta.

I più fortunati, pochi per la verità, che vivono in appartamenti più grandi si sono divisi gli spazi in modo da avere un po’ di privacy, per poter svolgere qualche attività solitaria, vanno un po’ meglio, ma per gli altri il prolungarsi del lockdown sta diventando difficile.

Situazione peggiore per chi ha contratto il virus, le cui condizioni non sono particolarmente gravi, e sono costretti ad isolamento domiciliare. In questi casi il protocollo prevederebbe giorni di isolamento totale senza contatto con i propri conviventi. Questa circostanza estrema in molti casi non è attuabile e non vi è un vero e proprio isolamento. Cosicché, nelle regioni che non sono riuscite ad adibire alberghi alla quarantena,la persona ammalata rischia di contagiare il resto della famiglia.

Ed ora?

Ciò che mi auguro, anche se onestamente lo credo difficile da attuare, è che i costruttori rivedano le case, non solo come alberghi dove andare a dormire la notte, ma come spazi idonei alla vita delle persone. Spero che tornino a progettare ambienti più vivibile per le famiglie, contemplando anche spazi adatti ai bambini.

Voi come state vivendo questo periodo, la vostra casa é adeguata? Lasciatemi un vostro commento.

Se avete domande, volete aggiungere informazioni, o raccontarci la vostra esperienza in merito, potete scrivermi nei commenti oppure inviarmi una mail. Continuate a seguirmi anche sulla mia pagina facebook e condividete i miei articoli per dar modo ad altri di leggerli. Grazie

Barbara Togni

in questo blog unisco due passioni, il mio passato da agente immobiliare, che oltre ad essere una professione per me era “passione pura”, con quella per la scrittura

6 Comments

  • Oh finalmente! Sono passata ad abitare da un appartamento moderno (molto carino) ad una vecchia casa di corte, sono passata dal soggiorno con angolo cucina (grandini entrambe per carità) a cucina (grande) e salotto (piccolo) separati. Sono 12 anni che inneggio alle prodigiose ptenzialità della porta che separa cucina e salotto e sono 12 anni che mi sento ripetere “è meglio un unico locale grande che 2 piccoli”. Potessi avere ora qualche corridoio in più e l’ingresso che invoco da anni e sarebbe perfetto. Certo i prezzi di quando comprai l’appartamento “figo” non permettevano di espandere troppo le metrature, quindi oltre alla moda contano molto esigenze e soprattutto i prezzi… Oltre a dei progettisti consci di cosa serve veramente in una casa.

  • Alice, grazie del tuo contributo. Anch’io come te sono per la cucina chiusa, se non altro per gli odori che si propagano quando si cucinano cibi particolari come pesce cavoli o se si frigge. Speriamo che, sempre più progettisti, dopo questo periodo difficile, inizino a mettere l’uomo al centro della casa e di progettarla intorno a lui ed alle sue esigenze, oltre che con attenzione verso l’ambiente.

  • Grazie per questa interessante riflessione! E’ dall’inizio del lock down che penso a come deve essere difficile vivere in certi appartamenti, non solo quelli estremamente disagiati, ma anche quelli moderni ma inadeguati a una permanenza di 24 ore al giorno. E mi scopro davvero fortunata a vivere in una grande casa di campagna, con giardino, orto e bosco vicino. Certo, quando 25 anni fa abbiamo deciso di lasciare Milano, molti amici giuravano che ci saremmo pentiti. Ma questo non è mai accaduto, anche perché comunque Milano dista tre quarti d’ora e non abbiamo dovuto abbandonare né affetti né impegni lavorativi.

  • Un post davvero bello Barbara, lasciamelo dire. La tua “critica” è fondata è ben supportata da un cambiamento della percezione dell’abitazione. La mia prossima casa sarà una di quelle vecchie case da ristrutturare con ampi spazi. Vengo da una casa familiare di 200 mq in cui c’erano un sacco di spazi definiti che in questi giorni sarebbero utili a tanti.

  • Grazie Vittoria,
    oggi si potrebbe dire ( parafrasando Calamandrei)
    lo spazio è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.